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Titolo Autore Data ins. Voti
Storia Di Una Lacrima Floriana Perrone ... 30/11/2014 (11)

Storia di una lacrima

L’orco
un giorno uscì strisciando
dalla sua tana,
immolato su altari
di odio, avidità
prepotenza e malvagità.
Amore non conosceva,
perché mai ne aveva avuto,
solo dolore sapeva offrire,
cuore non ne aveva.
Seppe apparire principe,
volle cogliere un fiore
ancora in boccio,
quello più delicato e profumato,
fragile bocciolo
coltivato con amore.
Da orco qual era,
quel fiore estirpò,
senza alcuna pietà
nella sua tana
lo trascinò.
Giorno dopo giorno,
petalo dopo petalo,
a sputi, calci e pugni,
quel fragile fiore violò.
Un dì, da tante lacrime
sgorgate dal cuore,
una piccola lacrima
scivolò dal ventre
di quel fiore
divenuto oramai donna,
impaurita, disprezzata,
arresa, consumata.
La piccola lacrima,
anch’essa odiata e mai amata,
chiedeva al vento,
alle nubi, alle stelle
perché l’orco non l’amasse,
perché a calci e sputi
la maltrattasse,
solo il mare le rispose,
tra le onde altere e fiere,
le gridò la verità.
Dal ventre della donna,
alfine arrivò un sorriso,
ciò che l’orco anelava,
da immolare su altari
di odio, avidità,
prepotenza, malvagità.
La lacrime, impotente,
pregava ancora
i fulmini del cielo,
il vento, la tempesta,
che la sua anima
annientassero in un momento.
Sola ed impaurita,
viveva prigioniera
in quella tana,
fredda, buia,
pareti invalicabili.
Rannicchiata su se stessa,
lacrime silenziose
da occhi senza cielo.
Il mare, un giorno,
pietoso le gridò
“farfalla diverrai,
le chimere che tu sogni,
sii forte e coraggiosa,
prima o poi
tu le raggiungerai”.
La lacrima,
fragile e sola,
guardò in fondo
al suo animo,
con coraggio
volò via,
silenziosa, invisibile
come era vissuta,
all’ombra del sorriso,
amato e coccolato.
E provò a volare,
farfalla diventò,
la sua anima sincera,
volò per l’intero mondo.
Si ritrovò lacrima
negli occhi neri e tristi
di un bimbo affamato,
anche lui chiedeva perché
ma un perché non c’è.
Incontrò il mendicante
accartocciato al suolo,
ignorato, calpestato,
deriso, sbeffeggiato.
Rivisse il suo
antico dolore
negli occhi di una vecchia,
sola al mondo, abbandonata.
Ritrovò la tristezza
negli occhi di un cane
agonizzante lungo la strada.
Nella miseria attorno a lei,
invisibile a tanti,
troppi,
con il cuore a pezzi,
desiderò tornare lacrima
poter piangere
per la sofferenza celata.
Da farfalla nulla poteva,
le sue ali erano
fragili come foglie,
fragile era il suo cuore
alla ricerca di un amore.
Un giorno il mare la chiamò,
la farfalla sentì forte il richiamo,
il mondo buio e nero
dal quale era fuggita
era uguale al mondo vero.
Amore non esisteva,
solo odio e indifferenza,
sotto nubi di cemento,
trafitte da lancinanti
raggi di ipocrisia.
La farfalla volle ritornare lacrima,
anelava tanto l’amore dell’orco,
suo padre,
un abbraccio, uno solo,
da sua madre,
che fiore era nata,
desiderava l’amore del sorriso,
suo fratello.
Mai il freddo fu più buio,
mai il mare così in tempesta,
mai l’inverno fu più freddo.
Lacrima ritornò,
più fragile di prima,
ancora senza amore,
sola con se stessa,
per compagnia
i ricordi di volti, occhi,
sguardi indistinti,
tutti uguali,
senza più sorrisi.
Un giorno la lacrima
si guardò allo specchio,
si fece forza,
vide una donna
stanca e vecchia,
senza sole negli occhi,
la guardava quella donna,
quella donna era sua madre.
La lacrima si riconobbe,
pianse lacrime vere,
dense di delusione
repressa tanto a lungo.
In un giorno di novembre,
piovoso e tempestoso,
la lacrima si trascinò,
con le ultime sue forze,
verso quel mare
che aveva sempre amato,
che l’aveva richiamata,
come fanno le sirene
cone i naviganti ignari
dispersi nel mare della vita.
La lacrima chiese al mare
di divenire onda,
un’onda tempestosa
che travolgesse tutto e tutti,
che le lenisse il dolore,
tutto quello che si trascinava
da quando era nata lacrima,
onda tempestosa
che travolgesse la vita,
bugiarda ed infingarda
che aveva giocato
a dadi la sua vita.
Il mare s’impietosì,
l’accolse nel suo grembo,
la piccola lacrima
divenne onda,
si fuse con l’universo
mentre scivolava via
si scioglieva sempre più
via, giù nel profondo,
rivolse a quel Dio
che l’aveva fatta lacrima
la sua prima ed unica preghiera,
di non ritornare più in quel mondo,
né lacrima,
né fiore,
né sorriso,
né farfalla,
né onda,
non più in quel mondo,
se non fosse ritornato
alle origini
dell’amore eterno.

 

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