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TOCCARE IL CIELO

RIASSUNTO

Giulia, la ragazza rapita in un parco e stuprata poco dopo, è convinta che uno dei carnefici sia il suo fidanzato. La polizia, nella notte, accorsa sul luogo della violenza, arresta uno sbandato, che pare una mina vagante. Il commissario Emily Racca, coadiuvata dalla sua squadra quasi tutta al femminile, il mattino dopo va a casa del ragazzo fermato nella notte per interrogare il nonno con cui vive, che trova però riverso in giardino con il cranio fracassato. Di lì partono due indagini, che presto si intrecciano fra quartieri ricchi e malfamati di una Torino violenta e crudele, portando all’arresto di personaggi dall’apparenza immacolata. Gianni, il fidanzato di Giulia, è colpevole? Un intreccio di storie e di vite estreme, fra amori che si perdono e amicizie che si ritrovano. Un romanzo dove si mettono a nudo le emozioni più profonde della vita quotidiana, in uno scontro all’ultimo respiro tra corruzione dei sentimenti e riscoperta dei valori.

Toccare il cielo (Robin Edizioni) sarà disponibile da metà marzo.

 

 

RECENSIONE

Prefazione

Sono passati ormai diversi anni da quando lessi per la prima volta una poesia di Carmelo Cossa. All’epoca osai definirlo “poeta dei sentimenti”. Una definizione che continuò a calzargli anche dopo la pubblicazione del primo romanzo, La voce del silenzio, una parziale autobiografia dai risvolti gialli. Questo è il terzo libro pubblicato da Cossa e lo attendevo al varco. Facile – gli dicevo – scrivere raccontando di sé. Prima con una silloge poetica, poi con un romanzo dagli ampi rimandi alla storia personale, essere credibile nei sentimenti è più semplice. Perché basta raccontare cosa si sente vibrare nel proprio petto, è solo necessario recuperare quel che si è provato e il gioco è fatto. Tutta un’altra musica riuscire a scrivere qualcosa di pura finzione. Come raccontare i pensieri dei protagonisti quando sei ormai abituato a raccontare solo i tuoi?

Dubitavo di lui e facevo male. Perché Cossa non si limita a descriverci i pensieri del protagonista più simile a lui. Va invece oltre e riesce nella difficile missione di immedesimarsi in manie e pulsioni di spregevoli criminali, di donne avvilite e frustrate per colpa di un mondo che pare non interessarsi della loro esistenza. Scende nell’intimo con delicatezza e lo devasta raccontandoci le paure e i peggiori istinti naturali. Carmelo Cossa è infatti uomo delle grandi contraddizioni. Animo poetico, spirito nobile, ma anche l’opposto: uno scrittore di storie spietate, crudeli, e incredibilmente categorico nelle sue descrizioni mai lasciate al caso. Mantiene la narrazione da giallo, con gli occhi puntati sui “buoni”, le vittime, il distretto di Polizia e i suoi agenti, poi strappa il velo e passa dall’altro lato della barricata, dove la legge è solo un piccolo ostacolo fra una vita di stenti e il successo senza freni. Le due facce della stessa medaglia. Una dicotomia che lacera il romanzo e accompagna il lettore per mano, portandolo in un abisso di disperazione da cui è difficile uscirne. E Torino è sempre lì, protagonista silenziosa della storia. Con i suoi luoghi magici e decadenti, le sue vie affollate da generazioni di migranti. Le luminose linee rette e gli angoli oscuri fanno da yin e yang nella scacchiera urbana, così come il bene e il male costretti a vivere fianco a fianco, talvolta a convivere in un’unica esistenza.

In questo romanzo, come nel precedente, il male pare trarre forza dalle soglie della città, proprio dove l’antica paura del buio sa ancora spaventarci: nella natura. Il Valentino di notte, il Po silenzioso, la collina poco lontana dove animali notturni popolano l’habitat naturale ritagliato nello spazio che rimane fra una palazzina vecchia di qualche secolo e un moderno muro di cemento. Il male striscia fuori dal buio, colpendo tutti indistintamente con mezzi subdoli. E Cossa gioca con lui. Ce lo sbatte in faccia, enfatizzandolo col senso di colpa dei suoi personaggi, ultimo baluardo prima della perdizione. L’autore entra nella loro testa e ci fa comprendere che nella vita, a parte rare eccezioni, il bene e il male coesistono sempre. Commettere il male, per gli animi di indole buona, non si concretizza con l’atto in sé, ma nel riuscire a vivere nel rimorso, con il vuoto che ci annulla.

Essere tentati dalla “strada facile” e sentire la necessità di uscire dal pantano della mediocrità sono debolezze umane. Essere in grado di opporsi a questa forza centripeta di pura entropia è la vera scommessa da vincere. L’entropia in questo romanzo spinge fuori dai binari i personaggi e sta solo al singolo individuo, alla sua forza interiore e alla sua caparbietà, riuscire a riprendere il giusto percorso. Occorre impegnarsi senza mai arrendersi. Solo così si potrà davvero… toccare il cielo.

Fabio Casalis, direttore di TorinoLibri.it

 

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