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Racconto Di Vita Laura Marangon 13/05/2011

Un’alba si delineava sul mare dell’isola di Rodi, di fronte alle belle case bianche di Lindos, mentre raccoglieva la biancheria stesa durante la notte sulla terrazza, piena degli odori di sale e mare. Presto i suoi ospiti si sarebbero svegliati e avrebbe dovuto preparare la colazione su quella stessa terrazza dove tralci di vite pendevano da una pergola per ombreggiare i tavoli, e le ultime avvisaglie di luce splendevano nelle lanterne di vetro mentre le candele finivano di consumarsi.
Il cesto della biancheria si posava sui suoi fianchi generosi mentre il vento le faceva volare il vestito di lino bianco attorno alle caviglie. Sorrideva mentre scendeva la scala che portava alla corte interna della sua casa e si dirigeva verso l’ampia cucina, un raggio di sole iniziava a riflettersi sul muro di fronte, facendolo splendere di un bianco accecante.
Sorrideva pensando che a Milano, a migliaia di chilometri di distanza, era la settimana della moda, e che solo l’anno prima c’era anche lei.
Una settimana intensa, quella della moda a Milano, come quella di Parigi, di New York. Richiedeva mesi di preparazione, estenuanti digiuni, calcolo di carboidrati e proteine, bilanci di calorie, infinite sedute di palestra…
Il latte era sul fuoco, le ciambelle alla cannella stavano uscendo dal forno sprigionando aromi lontani, che sapevano di tempi e luoghi diversi ma comunque legati tra loro. La ciotola dello yogurt, che aveva fermentato durante la notte, attendeva solo di accogliere tra le sue braccia vellutate il duro miele greco, e, dopo aver ben amalgamato il tutto, se ne versò un abbondante ciotola, mangiandola insieme ad una ciambella.
Solo un anno prima, una colazione così le sarebbe costata la sfilata di blumarine, e la reputazione: non sarebbe certo stata definita professionale! Come, come proprio quella settimana mettere su una taglia! Passare da una 36 ad una 38! Coi campionari già pronti, con gli abiti confezionati!
Ore ed ore in piedi sulle splendide Manolo Blahnik, più sculture d’arte moderna che vere e proprie scarpe, dover sottostare agli ordini, agli urli, agli improperi degli assistenti di sartoria di Valentino o Vivienne Westwood, checche isteriche o vecchie zitelle inacidite e fallite, scontente della vita come del loro lavoro.
Eppure, eppure per arrivare a quei livelli aveva sudato, si era ammalata, aveva rischiato di morire di inedia, aveva perfino accettato di prendere il verme solitario, e tutto per cosa? Per ottenere un posto nell’alta moda, il posto di una mannequin, quotata, amata, idolatrata, ma sempre una mannequin, che vede sfiorire ogni giorno la sua bellezza, ossessionata come altrimenti non poteva essere, di perdere quel trono che inesorabilmente avrebbe dovuto cedere alle più giovani.
E ogni giorno abiti splendidi su un corpo sempre più scheletrico, sorrisi sempre più vuoti, come lo stomaco dentro di lei. Un fisico modellato dal vomito e dalla palestra, dalle abili mani di un chirurgo che ogni mese iniettava botox nel suo viso, succhiava cellule di grasso dal suo addome, sollevava di qualche centimetro il seno o il sedere.
E ogni notte party favolosi, vestiti in dono sempre più fantastici, scarpe sempre più alte, renè caovilla che ogni collezione le regalava i modelli migliori e jimmy choo che creava direttamente sul suo piede. Un loft a New York, nell’Upper east side…
…E, una sera, il fidanzato a letto con una collega, più giovane e ancora più bella, e da lì la caduta: La depressione, la cocaina, e infine il suo fisico debilitato avevano fatto il resto, fino a portarla in una vasca d’acqua calda e rossa.
Ripensando a quello, con la tazza del caffè greco in mano, l’occhio le cade inevitabilmente sulle cicatrici profonde, segnate dai cheloidi, che rimarranno per sempre sui suoi polsi, a ricordo, a monito.
E’ proprio vero che quando non si ha più nulla ci si butta perché peggio non può andare. Il ritorno a quell’isola greca, che segnava le sue origini, fatto quasi per caso, per fuggire ad un mondo di falsità e di sbagli, di paure di giudizi.
La casa dei nonni, con la pavimentazione bianca e nera a sassi, la corte interna e l’antico letto in legno dove da piccola tante volte si era rifugiata tra le braccia calde e l’immenso seno morbido della nonna, una greca segnata dal mare e dal vento e dal duro lavoro nei campi secchi, tra le viti basse, per ottenere quel vino forte e liquoroso tipico della regione.
La terrazza da cui si dominava la baia di Lindos, da cui si vedevano i resti dell’acropoli.
Ricordi e nostalgia di origini lontane, voglia di cambiare.
Da lì l’idea del bed & breakfast. La fatica e i soldi impegnati per il restauro. Il lavoro sotto il caldo sole, e la gioia di vedere il suo girovita crescere e i vestiti che non entravano più, una gioia data dal ritorno della salute in quel corpo segnato da molte, troppo sofferenze autoinflitte.

E ora, sotto il caldo sole di Lindos, finalmente era tornato il sorriso sul suo volto, il colore sulle guance e la gioia nei suoi occhi, la gioia di fare finalmente qualcosa per sé stessa prima che per gli altri, la gioia di vedere che la sua vita finalmente ERA e non APPARIVA.
Laura Marangon

 

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